Il manicomio è il luogo della lontananza,
ma ogni malato, vero o presunto,
ha sempre in sé quel cuore malato,
che è lo stesso che lo aiuterà a guarire.
Di solito è un cuore d’amore
e la scienza non capirà
come mai, ad un certo punto,
questo orologio misterioso dell’uomo
comincia a vivere

Il contagio viene dagli altri,
i veri lebbrosi dell’amore,
che a volte ti deturpano il sentimento

Abbiamo in noi, e con noi,
la figura malata  e vittoriosa di un Cristo
che non dice parola contro la violenza
perché la violenza fa parte della vita,
ma il saggio sa che il male lo prepara alla morte
e quindi sa anche che ci sarà
una gloriosa resurrezione

E come io ho amato gli altri malati
che mi hanno amato e salvato la vita,
così oggi amo i sani
che li hanno condannati.
Rimango io, Alda Merini, a ricordarli
e quell’unica rosa di chi ha vinto a Sanremo
andrebbe posta sulle tante tombe
di coloro che non sono stati
giustificati.

Io ne piango alla memoria.

Alda Merini, 5 Marzo 2007

 

Alda Merini aveva accettato, con Michelangelo Pistoletto, di partecipare alla prima edizione del Concorso Letterario nel ruolo di Presidente Onorario e ci aveva donato questa poesia, come testimonianza diretta del suo sostegno all’iniziativa. Come molti sanno, Alda Merini aveva attraversato l’esperienza della sofferenza mentale e del manicomio, riemergendone pienamente e diventando una delle più importanti poetesse del panorama letterario italiano.

Anteprima Sito Storie di Guarigione 2007-2008 (by Tristano Ajmone)

 

Brochure Storie di Guarigione 2007-2008 (by Tristano Ajmone)

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I vincitori della Prima Edizione


Categoria autobiografia

Sulla via del ritorno

di Daniela Bruni Curzi
PSEUDONIMO: DIANA AGRIDA FERRARI

Per la consapevolezza che la guarigione non esclude la sofferenza, ma la pone nella contingenza del presente aspirando ad una felicità.

Per l’originalità della scrittura, quasi una poesia epica, per  la fluidità e la poeticità aperta, come in un flusso ininterrotto di coscienza.


Cuore di terra

di Nicola Tudino 

Per la consapevolezza della malattia e del suo percorso in rapporto alla società che la circonda.

Per la capacità di porsi in rapporto contrattuale con i curanti e le istituzioni.

Fluidità della scrittura con punti di ironia.


Frammenti di cristallo

di Silvana Pelati
PSEUDONIMO: LIS

Perchè evidenzia che la guarigione non è un miracolo, ma un lungo e faticoso viaggio.

Per la modalità narrativa di presentare inizialmente il panorama della propria esperienza, per poi percorrere alcuni sentieri in modo analitico.

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( Doc. PDF, 109 Pagine )


Premio “Far Pensare”

L’attrice

di Angela Ada Mantella 

Per la capacità di raccontare la malattia attraverso personaggi che le permettono di vedersi dall’esterno in diversi ruoli, prendendo distanza da sè per “tornare in sè”.


Categoria racconti

Come una sciocco mulino a vento

di Carla Macoggi

Per la capacità di rendere tangibile l’esperienza della follia e del dolore. Per aver saputo comunicare quanto la sofferenza personale possa derivare da certe regole imposte come assolute.

Originale e visionario.


Un posto scomodo

di Antonietta Mari  PSEUDONIMO: LUCIA VERDI

Per la capacità di descrivere sè stessa e il suo disagio attraverso elementi esterni.

Per la capacità di arrivare al confine del genere letterario, tra autobiografia e racconto.


Concerto in re minore

di Elisabetta Maltese 

Per la forza di decidere di guarire, rinunciando all’onnipotenza della malattia,e di uscire da una situazione del passato senza impossibili richieste  di risarcimento.


Premio “Far Pensare”

Avanti con coraggio

di Roberto Pardini  PSEUDONIMO: IL PARDO

Perché riconosce nella guarigione non un ritorno alla stato precedente la malattia, ma il raggiungimento della consapevolezza dei propri problemi, la capacità di affrontarli e talvolta vincerli.


Categoria poesie

Le voci di dentro
(per: Ad un’amica, Cerco nelle mille e una poesia, Pettino i versi, Quando il ragno rosa)

di Paola Tamino 

Il dolore della depressione si trasforma in rabbia lasciando intravedere possibili vie d’uscita.

Raffinato e non banale.


Storia di una voce  dal silenzio
(per: I miei occhi si illuminano)

di Maurizio Silvestrelli 

Per la capacità di evocare scenari di speranza e “una strada per essere nel mondo nuovamente”.

Interessante ricerca ritmica e scelte linguistiche.


Vivere con la nevrosi
(per: Vado a testa alta, Quanto vorrei vivere)

di Scapin Padre Santino

Per la profonda riflessione su di sè, il coraggio di non nascondersi e di vedere le paure del presente senza utilizzare la Fede come un’ancora totalizzante.


Premio “Far Pensare”

L’altra faccia della medaglia

di Matarelli Cominardi Patricia

Per “Non fare di una malattia una malattia o uno stile di vita ma una ricchezza da donare agli altri”.

 






 

Un ricordo di Emanuele Lomonaco

Emanuele LomonacoEmanuele Lomonaco ci è mancato il 31 Dicembre scorso (2007). E continuerà a mancarci. Era nato, 55 anni fa, a Praia a Mare, in provincia di Cosenza. Aveva scelto di fare prima Medicina, e poi Psichiatria, a Bologna ed aveva partecipato, già da studente, ai movimenti di contestazione della psichiatria manicomiale. Anche per questo motivo aveva scelto di partire di lì, dall’Ospedale Psichiatrico (di Vercelli), per il suo percorso di deistituzionalizzazione dell’assistenza psichiatrica. La de-istituzionalizzazione rimane infatti un obiettivo costante sia per i pazienti della psichiatria che per la psichiatria come paziente (ovvero come soggetto fragile, esposto al rischio costante della psicosi e delle recidive). Emanuele ne era perfettamente consapevole.

Primario del Servizio Psichiatrico di Biella dal 1990, ha mostrato la capacità, la coerenza, la determinazione necessarie per lo sviluppo di una rete per la tutela della salute mentale che non fosse centrata solo sui servizi previsti dal Servizio Sanitario Nazionale. L’investimento in questa direzione ha fatto sì che questa rete, molto visibile per chiunque abbia conosciuto da vicino l’esperienza di Biella, sia molto più ampia e complessa di quanto previsto dal Progetto Obiettivo per la Salute Mentale. Uno degli ultimi obiettivi raggiunti può chiarirne la natura. A Biella è attivo un Tavolo per la Salute Mentale, che si chiama “La comunità che guarisce”, e che riunisce tutti gli interlocutori essenziali della scena biellese: quelli con responsabilità istituzionali o sindacali (ASL, Comuni, Provincia, CGIL, CISL, UIL), quelli coinvolti come interlocutori nella gestione dell’assistenza territoriale (le Cooperative di tipo A e B: Anteo, La Coccinella, Orso Blu, La Betulla, Domus Laetitiae, Il Cammino, Orizzonti) e quelli delle associazioni locali (Caritas Diocesana, Per contare di più, Diritti e Doveri, L’Aquilone, Alveare, Apertamente, CittadinanzAttiva, Telefono Amico). Questo Tavolo è la rappresentazione viva, concreta, realistica, di quello che è lo sforzo primario di chiunque lavori davvero, e bene, per la tutela della salute mentale: la spinta all’integrazione.

Il manicomio, da cui è partito anche Emanuele, era e rimane (come la psicosi) “dis-integrazione”, cioè separazione netta, potenzialmente irreversibile, della “parte malata” dalla “parte sana”. Nella tutela della salute mentale nella comunità locale, l’integrazione è uno degli obiettivi più difficili da raggiungere, ed anche uno dei più volatili. Per questo va perseguito costantemente, con determinazione e coerenza, come ha fatto Emanuele nei 15 anni di impegno a Biella.

  • L’integrazione va cercata e proposta nel rapporto con ognuna delle persone che vanno incontro a esperienze di sofferenza mentale gravi: si realizza nella capacità di offrire tutte le risposte tecniche efficaci a disposizione, per l’interessato e per i suoi familiari. E di promuovere, fuori dal Servizio, tutte le risposte “non tecniche”, che sono alla base di una vita sociale degna di questo nome.
  • L’integrazione va cercata nella coniugazione costante, all’interno di una rete articolata di servizi, dei diversi obiettivi che un DSM deve proporsi (l’assistenza, la formazione, la ricerca, la promozione della salute mentale, la continuità terapeutica, il coordinamento con il privato sociale). La valutazione della qualità su ognuno di questi ambiti è la premessa necessaria ad una riflessione che non sia auto-celebrativa su quello che si sta facendo.
  • Ma l’integrazione è soprattutto la capacità di far crescere la rete più ampia del supporto sociale, coinvolgendo tutti i soggetti che hanno responsabilità istituzionali, e facendo crescere i soggetti che hanno bisogno di avere una voce autonoma rispetto alle risposte disponibili.

Su ognuno di questi ambiti Emanuele Lomonaco ha mostrato la silenziosa concretezza di chi conosce la strada. Forse si può pensare che l’esperienza diretta della malattia “grave” (prima il morbo di Hodgkin, poi la cardiopatia) abbia contribuito a consolidare la sua determinazione nel perseguire obiettivi difficili in condizioni non sempre favorevoli. Era la determinazione che gli si leggeva, negli occhi, anche negli ultimi mesi, trascorsi costantemente in Rianimazione, in attesa di un trapianto che non si è arrivati in tempo a fare. Questa determinazione, che ci ha trasmesso, è lo strumento indispensabile per una vera tutela della salute mentale, intesa anche come battaglia contro le tante forme di scissione che continuamente si affacciano nella nostra vita, non solo professionale.

Vorrei chiudere questo ricordo di Emanuele Lomonaco con un elenco. Sono le parole che ha usato finora chi lo conosceva per ricordarlo, e ringraziarlo: creatività, generosità, combattività, senso di responsabilità, determinazione, rigore, utopia, caparbietà, disponibilità, coerenza, ascolto, collaborazione, progettualità, cuore, intelligenza, sensibilità, amore, professionalità, sopportazione, serenità, mitezza…. L’integrazione è facile, in questo caso, per chi lo ha conosciuto.

Beppe Tibaldi