Le esperienze personali di John Nash (“A beautiful mind”) o, in Italia, di Alda Merini hanno consentito a molti una diversa percezione dell’esperienza che viene definita psicotica: la loro vicende personali hanno consentito di percepire che si tratta di un’esperienza che “cambia la vita”, ma che — molte volte — ha una natura transitoria e reversibile. In moltissimi casi, questa esperienza è solo una tappa, sia pure molto dolorosa, del viaggio esistenziale di una persona; è solo uno degli episodi di una lunga serie.

Queste storie positive — di persone molto conosciute – avuto notevole risonanza, ma sono state spesso presentate e vissute — in sintonia con l’eccezionalità dei personaggi coinvolti — come eventi straordinari, e quindi isolati. In realtà non è così.

La guarigione è molto più frequente di quanto siamo, comunemente, disposti a credere. Gli studi sull’evoluzione a lungo termine dei disturbi schizofrenici (che è la definizione che gli psichiatri danno a queste esperienze) che sono stati condotti a livello internazionale negli ultimi 20 anni hanno mostrato che le percentuali di guarigione arrivano al 50% (e anche oltre), nel caso in cui il periodo di valutazione sia sufficientemente lungo.

Oltre ai risultati delle ricerche scientifiche, si sono andate accumulando, negli ultimi decenni, centinaia di testimonianze personali di persone che hanno attraversato e superato l’esperienza schizofrenica. Alcune riviste scientifiche internazionali ne hanno promosso la conoscenza e la diffusione. Si sono moltiplicati i libri scritti da persone che hanno saputo attraversare e superare queste esperienze. Essi ci consentono, infatti, di restituire significato, comprensibilità, spessore esistenziale ad elementi che la medicina, la psichiatria ha ridotto a sintomi, a segni incomprensibili di una malattia che avrebbe qualche remota causa biologica. Queste ipotesi biologiche non hanno mai trovato una convincente conferma scientifica, ma hanno mantenuto queste esperienze — queste persone — nel buio dell’incomprensibilità, nell’ombra dell’inguaribilità.

È stato proprio per facilitare la moltiplicazione dei racconti autobiografici di coloro che sono “sopravvissuti” all’esperienza psicotica che — qualche anno fa — è stato organizzata, a Biella, la prima edizione di questo concorso letterario nazionale, in ricordo di Emanuele Lomonaco (che è stato il Direttore dei Servizi di Salute Mentale del Biellese, nel nord del Piemonte).

Quella prima edizione ha visto la partecipazione di quasi 600 persone, da ogni Regione d’Italia.

È venuto il momento di riprovarci, di chiedere a tutti coloro che possono farci capire che queste sono esperienze temporanee, che cambiano la loro vita, ma da cui si può uscire migliori di come si è entrati, di regalarci la loro testimonianza scritta. Questi loro contributi sono indispensabili per alimentare la speranza, di cui hanno bisogno tutti, in questo specifico universo (i diretti interessati, i loro famigliari, i loro amici, gli operatori della salute mentale, gli amministratori dei sistemi sanitari ed assistenziali).

  • A tutti coloro che hanno avuto esperienze positive chiediamo di scriverle, o di farcele avere, se le hanno già scritte (compresi i partecipanti alla prima edizione del Concorso Letterario, se hanno sviluppato ulteriormente i loro contributi di qualche anno fa)
  • A tutti coloro che conoscono persone con esperienze positive di questo tipo, chiediamo di farsi interpreti di questa nostra proposta presso i loro amici che sono “sopravvissuti”
  • A tutti coloro che vogliono dare sostegno a questa nostra iniziativa nel loro ambito di vita e di lavoro (operatori della salute mentale, operatori culturali, giornalisti, protagonisti della vita culturale e dei media, persone che credono nel valore trasformativo della speranza, ….), chiediamo di mandarci una loro dichiarazione di sostegno all’iniziativa (in qualsiasi formato — scritto, audio, video)