…e per tutti coloro che operano nel campo dei media

 

Le storie positive non fanno notizia, ma possono fare cultura.


DA JOHN NASH A KEN STEELE…
RACCONTI DI GUARIGIONE PER IL GRANDE PUBBLICO

Alla fine del 2005 è stata pubblicata l’edizione italiana di un libro (E venne il giorno che le voci tacquero. Un viaggio nella follia e nella speranza”) che è stato scritto da Ken Steele in collaborazione con Claire Berman, una nota giornalista di New York. Ken Steele ha raccontato, con l’aiuto di Claire Berman, la propria lunga odissea (32 anni) attraverso l’esperienza psicotica, caratterizzata da allucinazioni uditive estremamente aggressive, fino alla propria liberazione.

Questa testimonianza è solo l’ultima, in ordine di tempo, di una serie — sempre più consistente — di testimonianze analoghe. Le esperienze personali di John Nash (“A beautiful mind”) o, in Italia, di Alda Merini hanno consentito a molti una diversa percezione della prospettiva schizofrenica, come dimensione transitoria e reversibile nella vita psicologica e sociale di persone molto conosciute. Nonostante queste storie positive abbiano avuto notevole risonanza, esse sono spesso presentate e vissute — in sintonia con l’eccezionalità dei personaggi coinvolti — come eventi straordinari, e quindi isolati.

In realtà non è così. La guarigione è molto più frequente di quanto si sia disposti a credere.

Negli ultimi anni, le testimonianze scritte sono diventate sempre più frequenti e sono facilmente reperibili, anche in italiano.

VINCERE LA SCHIZOFRENIA, SI PUÒ:
I DATI DELLE RICERCHE SOSTENGONO LA SPERANZA

Gli studi sul decorso dei disturbi schizofrenici che sono stati condotti a livello internazionale negli ultimi 20 anni hanno mostrato che le percentuali di guarigione vanno dal 25% al 40%, nel caso in cui il periodo di valutazione si estenda sufficientemente (oltre i 10 anni dall’esordio). Ciò significa che la guarigione, anche se lentamente, arriva, molto più spesso di quanto sono propensi a credere gli stessi professionisti della salute mentale.

I curatori dell’edizione italiana di questo libro hanno trovato la piena disponibilità delle istituzioni di Biella rispetto alla possibilità di promuovere questa iniziativa, volta a far emergere molte delle storie positive di chi ha vissuto l’esperienza della schizofrenia in Italia.

Tutti coloro che attraversano questa esperienza catastrofica devono infatti combattere una duplice battaglia. La prima è quella contro il potere distruttivo della scomposizione del proprio mondo, interno ed esterno.

La seconda è quella contro il pessimismo che la circonda, che cresce e si alimenta proprio in funzione della lunga durata di questo disturbo. Anche nei casi ad evoluzione favorevole, sono spesso necessari alcuni — lunghissimi — anni prima che si possa “tornare a riveder le stelle”.

Il pessimismo è il più frequente “effetto collaterale” di questo disturbo. Ed è un effetto collaterale contagioso, che contamina anche la mente dei familiari e quella di tanti operatori sanitari, che sembrano disponibili a resistere a questa deriva pessimistica solo se si verificano dei miglioramenti a breve termine. Man mano che passano gli anni, chi mantiene aspettative positive fa più facilmente la figura del principiante inesperto che del professionista esperto.

FINALITÀ E SCOPI DEL CONCORSO LETTERARIO

Il concorso si propone di offrire a persone con esperienze positive analoghe di presentarle e diffonderle, per contribuire a dare speranza — in Italia — a coloro che attraversano esperienze simili, alle loro famiglie, agli operatori della salute mentale ed a tutti coloro che vogliono continuare a sostenere i diritti, personali e sociali, di chi si vede facilmente negato questo accesso.

Non è bastato chiudere i manicomi per evitare la compressione di questi diritti; il manicomio si riproduce, anche oggi, ogni qualvolta si sceglie la linea del “disinvestimento” (che si esprime nel: “non c’è più niente da fare”,“offriamo le cure migliori a quelli che sono più giovani”, …). E’ una linea, questa, molto più diffusa e convincente, di quella tradizionale, che faceva perno sulla “pericolosità”. La persona con esperienze di questo tipo ha perso molto del proprio alone di pericolosità, ma vede minacciati i propri diritti soprattutto in base al presupposto che non ci sia più ragione di tutelarli.

Come ci mostra chiaramente il libro di Ken Steele, una “parte sana” continua ad essere sempre presente e continua a “resistere” ai tentativi di presa del potere della “parte malata; questa resistenza va sostenuta sempre, anche quando non sembra più dare alcun segno apparente di sé.

Un iniziativa come questa, dunque, ha come obiettivo prioritario l’affermazione e la condivisione collettiva di un “diritto alle seconde occasioni”, che costituisce la premessa indispensabile alla tutela di ognuno dei diritti di cittadinanza delle persone che attraversano l’esperienza della schizofrenia:

COME POTETE CONTRIBUIRE AL CONCORSO

Crediamo che coloro che lavorano nel mondo dei media siano interlocutori essenziali in questa prospettiva. Tra le possibili forme di supporto all’iniziativa possono rientrare:

  • la promozione diretta dell’iniziativa e dei suoi tempi di sviluppo e di realizzazione; in particolare, la segnalazione a livello regionale di eventi collegati al Concorso  e al tema della guarigione nei disturbi mentali;
  • le interviste a persone che abbiano partecipato all’edizione precedente del Concorso Letterario e che abbiano poi pubblicato la propria storia;
  • le interviste ad esperti della Libera Università dell’Autobiografia (Prof. Demetrio, ad esempio), che possono chiarire il valore positivo della scrittura autobiografica;
  • la recensione di libri già pubblicati sul tema della guarigione nei disturbi mentali, come occasione per stimolare la partecipazione al Concorso Letterario “Storie di Guarigione”;
  • la realizzazione di vignette sul tema (oppure prendere contatto con Riccardo Marassi, presso Il Mattino di Napoli, per pubblicare una delle sue vignette su questo tema);