IL PESSIMISMO E’ UNA MALATTIA (PROFESSIONALE) DA COMBATTERE

Il pessimismo prognostico fa parte integrante della cultura professionale di chi opera nella salute mentale. La prognosi infausta è scolpita nella prima definizione che è stata data alla forma più complessa di esperienza psicotica: Kraepelin l’ha chiamata “demenza precoce”. Anche se le definizioni successive hanno un’etimologia meno inquinata dalle certezze sull’esito sfavorevole, questi scenari negativi sono ancora oggi i più diffusi tra gli operatori. La guarigione viene sempre presentata — a noi stessi — come un’eccezione, non come una possibile regola.

È un atteggiamento che sembra aver dimenticato che la psichiatria di comunità italiana è nata da una scelta radicale di ottimismo. La rinuncia all’ospedale psichiatrico è stata anche questo: è stata l’affermazione che il manicomio andava superato perché congelava in uno spazio senza tempo le vite, prima ancora delle speranze, di chi vi era stato internato.

LE RICERCHE CONFERMANO:
LA GUARIGIONE NON È L’ECCEZIONE

Le ricerche sull’evoluzione a lungo termine delle esperienze psicotiche gravi offrono dati che non ci autorizzano ad essere pessimisti. I primi dati importanti, in questa prospettiva, sono stati pubblicati da Luc Ciompi, all’inizio degli anni ’70, ed erano basati sul riesame — 35 anni dopo — delle storie personali dei pazienti ricoverati in alcuni ospedali psichiatrici svizzeri. Senza entrare nel dettaglio delle possibili distinzioni tra guarigione piena, guarigione sociale e remissione sintomatologia, i dati attualmente disponibili ci indicano che i tassi di guarigione a lungo termine delle esperienze schizofreniche sono intorno al 50% e che tale evoluzione favorevole non è l’eccezione, non è un evento straordinario che merita di essere raccontata in un libro.

GLI OBIETTIVI DEL CONCORSO

Il concorso si propone di offrire a persone con esperienze positive analoghe di presentarle e diffonderle, per contribuire a dare speranza — in Italia — a coloro che attraversano esperienze simili, alle loro famiglie, ma anche agli operatori della salute mentale.

Le aspettative favorevoli sono considerate uno dei più significativi predittori di un esito favorevole, soprattutto se esse vengono condivise da tutti i soggetti che partecipano al percorso di trattamento. Questo vale anche per coloro che presentano un’evoluzione che sembra negativa.

Oltre agli altri diritti che la riforma italiana ha loro riconosciuto, le persone con esperienze psichiatriche gravi hanno anche il “diritto alle seconde occasioni”. La tutela di questo diritto alle seconde occasioni diventa sempre più importante quanto più passano gli anni dall’esordio, mentre spesso i nostri sforzi sembrano perdere valore e vigore se l’esperienza psicotica persiste.

CONTRIBUIRE È FACILE

L’invito ora dovrebbe essere più chiaro.

Concentrate la vostra attenzione su coloro che hanno avuto un percorso favorevole, soprattutto su coloro che hanno concluso da poco il loro rapporto con i servizi in una fase di persistente miglioramento.

Qualcuno di loro potrebbe essere interessato a raccontare il proprio percorso? Fate una verifica in tal senso oppure incoraggiateli a farlo. Al di là della partecipazione al Concorso, potrebbe essere molto positivo creare, in ogni Centro di Salute Mentale, un piccolo archivio di testimonianze positive

Qualcuno di loro lo ha già fatto, in qualche pubblicazione locale o in qualche incontro di “sopravvissuti”?

Qualcuno di loro potrebbe farlo, ma avrebbe bisogno di un aiuto? Potete consultarci o scriverci: in alcune Regioni è prevista l’organizzazione di un corso di scrittura autobiografica cui potrebbe partecipare qualcuno dei vostri utenti, che abbiano espresso il desiderio di offrire la loro testimonianza.

Se considerate il pessimismo prognostico una malattia professionale, e non un dato scientifico, vi preghiamo di far sapere a queste persone del concorso e di sostenere la loro eventuale decisione ad inviare una propria testimonianza.